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wingwave academy

Come funziona il coaching con il metodo wingwave

Il trattamento consiste nella fusione di elementi della kinesiologia e della moderna neurologia. La prima trova il suo fondamento nel principio che "il corpo sa, anche se la razionalità ha dimenticato" e di essa il metodo utilizza la tecnica dell'O-ring. Al soggetto viene chiesto di formare un anello unendo i polpastrelli di pollice ed indice. Il coach pone una serie di domande riferentesi alla tematica specifica del soggetto e al tempo stesso esercita una trazione sulle dita del soggetto, tentando di forzare l'apertura dell'anello. Se la domanda tocca il “nervo giusto” la tensione muscolare del soggetto cederà per un instante allo shock emotivo e l'anello si aprirà. In tal modo, con una serie di domande sempre più mirate, il coach arriverà ad identificare l'evento all'origine del problema.
 
Il coach o il terapeuta quasi non da consigli sul modo per arrivare alla soluzione o al successo: i clienti trovano una loro strada per arrivare all'obiettivo in maniera completamente autonoma, avvalendosi del loro vissuto di idee, sentimenti e comportamenti.
 
I cenni con i movimenti degli occhi
 
Una volta raggiunto questo primo obiettivo, entra in gioco il secondo elemento del metodo. In questo caso la tecnica usata si basa su di un processo analogo a quello che avviene nel cervello durante la fase di sonno profondo o fase REM (Rapid Eye Movement). I due emisferi cerebrali, responsabili l'uno per i processi razionali e l'altro per l'emotività, che nella fase di veglia tendono a funzionare in modo indipendente, si "riallineano" nella fase REM e collaborano nel compito di assorbire le esperienze vissute. È durante questa fase che gli eventi che ci hanno causato emozioni quali paura, rabbia o tristezza vengono elaborati e riportati ad una dimensione accettabile al soggetto e da questo accettata.
 

Il metodo Wingwave consiste nel ricreare la fase REM in condizioni di veglia, ad esempio portando gli occhi del soggetto a seguire i rapidi movimenti della mano del coach. A questo punto il coach fa in modo che il soggetto riviva, e pertanto rielabori e accetti emotivamente l'evento all'origine del problema.
 
Dopo poco tempo, la maggioranza dei clienti del coaching erano così colpiti dai ”cenni con il movimento degli occhi” da dichiarare “ci sarebbe ancora qualcos'altro che vorrei sottoporre al coaching”.
 
In ultima analisi, l'obiettivo del wingwave non è di controllare reazioni di paura o panico, ma di far sì che queste non insorgano affatto.

La clientela apprezza molto

l'agire strutturato e pragmatico di questo metodo poiché ciascun cliente, nel corso dell'intervento, può rendersi immediatamente conto se gli interventi lo avvicinano o meno alla sua condizione target. Ma soprattutto il modello d'efficacia del metodo viene percepito come realizzabile e piacevolmente privo di “segretezza”.

Chi frequenta gli incontri di coaching considera se stesso come il miglior esperto del proprio sviluppo personale, malgrado la presenza del coach: questo per la dinamica propria dei processi di cambiamento. Dato che nessuno conosce noi stessi meglio di noi. Un vantaggio per molti è quello di poter evitare, con questo metodo, di “spogliare l'anima”, molte situazioni non devono essere descritte al terapeuta in maniera dettagliata per un efficace processo di coaching. Perché questo possa esercitare un ruolo di guida fornendo istruzioni bastano anche semplici accenni.

 
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